Azienda e Designer: stile personale, compromesso o sintesi perfetta? E quale formazione? Riflessioni con Daniele Del Genio

Come designer, oggi sono chiamata, per mia necessità ed urgenza stilistica, ad essere anche uomo prodotto, sarta, a volte commerciale, pr, blogger. Quel che è certo da sempre è che per me è importante veder realizzato un prodotto che rispecchi il più possibile l’idea originale, che racconti una storia, la sua storia. E come? Creando e seguendo il capo fino alla sua completa realizzazione, sia quello su misura, sia quello in collezione. Solitamente scelgo prima i materiali, poi lo disegno e ne discuto con modellista e sarta. Metto mano al cartamodello, disegno il ricamo, faccio le modifiche, lo vedo finalmente realizzato proprio come volevo. Non finisce qui! Per alcuni modelli sento il bisogno di fotografarli, descriverli sui social, far conoscere tutto il processo creativo.

Attraverso le mie conversazioni avute con la designer Bianca Maria Gervasio e il sarto Angelo Inglese, abbiamo già visto che le competenze di uno stilista sono diventate più complesse, un po’ come vi ho descritto sopra e, come avevo già discusso nella mia tesi di laurea, incentrata sulle responsabilità dello stilista e sul rapporto tra moda, arte e comunicazione, ci sono strumenti con cui la moda può fare cultura. Con questa premessa, sto cercando a grandi linee di farvi conoscere qualcosa in più su di me e su questo lavoro, rendervi consapevoli e partecipi con alcuni spunti di riflessione.

In questa personale ricerca ho coinvolto anche chi, da molto tempo, è interessato alla Moda nel suo significato più profondo, è sensibile verso le tematiche legate al lavoro/giovani/formazione/creatività ed è ben calato nella contemporaneità. In altre parole, dopo aver pubblicato su Facebook alcuni estratti audio qui (audio n.1) e qui (audio n.2), ho raccolto in questo post, divisa in tematiche, la mia conversazione integrale avuta con Daniele Del Genio, presidente di CNA Federmoda Puglia, conosciuto tramite FashionPuglia.

Riflessioni con Daniele Del Genio - Stilista personale

STILISTA / DESIGNER

Annalisa Colonna: Mi ha sempre affascinato l’eleganza e la particolarità del nome del tuo marchio: ROSSORAME, e poi anche emozionata, essendo il materiale che lavorava mio padre, artigiano dei lampadari. Sempre con lo stilista Bruno Simeone sei anche co-fondatore di CALCEVIVA, uno studio di design e consulenza: la calce viva è nella memoria locale pugliese: è il bianco usato per trattare le superfici dei trulli, le case, i muretti a secco della nostra terra. Il significato, la precisione e la ricercatezza nello scegliere i nomi stessi dice molto del vostro operato. Sei anche presidente di CNA Federmoda Puglia, chi meglio di te allora può esprimere una opinione sul ruolo dello stilista e della moda oggi in Italia e al Sud??!

Daniele Del Genio: Lo stilista non è più quella figura che nell’immaginario collettivo è associata alla figura di Valentino, di Armani o di Versace, ovvero ai protagonisti de “La dolce vita italiana”. Il genio creativo e le capacità sartoriali erano le cifre che identificavano il ruolo dello stilista. La figura dello stilista per me oggi si è evoluta con il passare del tempo. Allo stato attuale lo stilista è più utile definirlo un Designer. Il Designer oggi è chi ha un insieme di caratteristiche, oltre alla capacità creativa. Sono competenze nuove legate alla commerciabilità, all’usabilità del prodotto, alla vestibilità, alla capacità di interessarsi ad un target di rifermento e ai costi produttivi. Probabilmente le grandi firme come quelle già citate possono permettersi di dettare legge, avendo una propria solida struttura commerciale. Per tutti gli altri, che rappresentano numericamente la maggior parte degli addetti al settore, la figura dello stilista è sicuramente cambiata.

CREATIVITÀ E PROATTIVITÀ.

Annalisa Colonna: Che qualità per voi deve avere un giovane stilista emergente?
Daniele Del Genio: Chi è nuovo nel mondo del lavoro deve avere caratteristiche come la creatività, grande disponibilità e flessibilità nelle proposte; importante è anche la conoscenza dei materiali, dei tessuti; è importante infatti possedere competenze tecniche, ma soprattutto, avere un atteggiamento di proattività. Questi sono elementi essenziali per tutti i settori e soprattutto del nostro. Io cerco nei curriculum una descrizione di sé non autocelebrativa ed elementi di vita reale, come le esperienze e gli interessi personali: viaggi all’estero, la conoscenza dell’inglese…Fare il cameriere a Londra, per esempio, non è destabilizzante, inserirlo nel cv è significativo per avere un’idea completa della persona. Essendo stato presente all’evento FashionPuglia ho visto tante collezioni e stilisti emergenti interessanti, bisogna vedere che grado di adattabilità possono avere in azienda, se lo stilista ha rispetto dei determinati codici aziendali.

SCUOLE DI MODA.

Annalisa Colonna: Si fa sempre più richiesta di giovani stilisti che sappiano lavorare manualmente, che desiderino imparare a ricamare, cucire ecc, ma anche di stilisti manager. Sei d’accordo con me che le scuole di moda in Italia debbano avere l’obbligo di approfondire e promuovere ancor meglio la storia artistica e stilistica italiana, teoricamente e praticamente, per infondere un senso comune di appartenenza per poi scegliere la strada a loro più affine? Quale formazione e quale approccio al lavoro è più giusto per i tempi che stiamo vivendo?
Daniele Del Genio: Non c’è una formazione più giusta di un’altra. Ci sono due mondi possibili. Da una parte c’è un approccio più sartoriale, più creativo e artigianale, dove i capi sono esclusivamente su misura. Per esempio, a Berlino ci sono tantissime botteghe (come quelle che spopolavano a Firenze nel Rinascimento), ma organizzate con una gestione semi industriale del prodotto artigianale. Questo può funzionare o meno: dipende dove sei a volte. Dall’altra parte invece c’è il mondo delle aziende dove i creativi e gli artigiani sanno leggere un modello. Per entrare in questa realtà occorre metodo, disciplina, ordine mentale, caratteristiche che, se non sono già proprie, si possono integrare con l’esperienza. Ripeto, il lavoro da fare non è solo sviluppare la massima espressione di sé, ma qui lo stilista deve adattarsi al lavoro, all’ambiente e alle persone. Nel mondo dei professionisti e dell’adulto è essenziale l’adattamento. È anche un po’ il passaggio ad una maturità, all’età adulta.

ROSSO RAME MAD MOOD MILANO FASHION WEEK COLLECTION SS19

FORMAZIONE.

Annalisa Colonna: Capire questo prima, fa sicuramente la differenza. Ho studiato all’università per avere una cultura generale sulla moda e contemporaneamente frequentavo il Polimoda per le discipline più pratiche, per conoscere l’internazionalità di questo settore e dei sui operatori e, al tempo stesso, trovare il mio stile. Ero fuori tutto il giorno e la sera studiavo o cucivo. Sono stati anni intensi, ma appaganti. Mi ritengo fortunata, ma vorrei per tutti una scuola più completa, che abbracci la teoria e la pratica, compreso il contatto con le aziende. E tu?
Daniele Del Genio: È un argomento delicato questo. La scuola ci metterà ancora molto anni per adeguarsi ai cambiamenti epocali che sono stati fatti, è rimasta indietro di 30 anni fa. Nelle scuole andrebbero coltivati interessi anche in ambiti diversi da quelli attuali. Dedicherei del tempo allo sviluppo delle arti, all’avvicinamento pratico dalla musica, alla pittura, dalla moda, al disegno e al cinema, la storia dell’arte, l’enogastronomia, della terra… ovvero tutte le eccellenze tipiche italiane: andrebbero fatte apprezzare sin dalle scuole elementari e fatte scoprire non come l’ennesima materia, ma nella loro essenza più profonda.

Annalisa Colonna: Pensi che le arti debbano essere insegnate a tutti, anche ad un futuro ingegnere o medico? Creatività ed innovazione non devono essere solo caratteristiche del designer, a parer mio. Anche l’imprenditore, il commerciale e tutti debbano, secondo me, avere necessariamente la capacità di percepire e anticipare i mutamenti, essere propositivi, avere una certa visione d’insieme; solo lo studio delle arti può aprire le menti.
Daniele Del Genio: Creare cultura non vuol dire doverla finalizzare ad un determinato scopo; avvicinare di più i bambini agli ambiti più artistici è abbastanza fondamentale per il nostro futuro. Queste discipline dovrebbero crescere insieme ai piccoli e non intese più come cose estranee. Più avanti sapranno meglio come specializzarsi. Noi utilizziamo il brand Made in Italy, ma stiamo ereditando qualcosa che viene da un passato molto lontano: Roma possiede il Colosseo, ma questo non è grazie ai romani del 2000. Fra l’altro, qualcuno di loro purtroppo non ne conoscono la storia o come è stato costruito. È un peccato grave non conoscere la propria storia. La curiosità va sostenuta attraverso discipline e laboratori didattici esperienziali che ti fanno fare scoprire ambiti diversi da quelli soliti. Chiaro che poi ognuno sceglie la propria strada. La possibilità di scegliere consapevolmente rappresenta la vera libertà e sarà più facile realizzare i propri desideri. Quindi bisogna arricchirsi, viaggiare, creare connessioni con le persone per avere la piena consapevolezza nelle scelte. Questo è vero non solo nella scuola, ma anche in generale.

A maggior ragione nel nostro ambito c’è stato un incremento di corsi per creare figure come quella del blogger, dell’influencer, i comunicatori tramite social media. È però una piccola fetta di questo mondo, ci siamo persi però delle parti più concrete ed importanti, come avere la possibilità di scegliere di essere un modellista o un’altra figura fondamentale per lo sviluppo di un prodotto moda.

AZIENDA E DESIGNER: STILE PERSONALE, COMPROMESSO O SINTESI PERFETTA?

Annalisa Colonna: Le aziende sono in ristrutturazione perpetua, lo stilista viene messo in continua discussione, così anche lo stile. Non solo molti illustri direttori creativi, ma conosco colleghi che non hanno accettato i cambi di rotta etica delle aziende per cui hanno lavorato; le nuove scelte e filosofie aziendali hanno influito sulla rottura del rapporto di lavoro. Ho sempre pensato che un CEO ed uno stilista debbano influenzarsi e, pur se diversi, sedere ad un tavolo comune e paritario per discutere e poi mirare agli stessi obiettivi. Penso ad Alessandro Michele: a prescindere dal gusto, che piaccia o meno, il suo è uno stile che sa molto di storia personale e, nonostante ciò, supportato maestosamente dal brand Gucci, lo ha reso un marchio desiderato dai giovani, con grandi campagne pubblicitarie che amplificano la sua visione di un lusso ed un’estetica elettrizzante. Ora è la volta anche di Celine con Hedi Slimane. È giusto dire che bisogna trovare un compromesso da entrambe le parti? Bisogna sempre o comunque avere il proprio stile anche se si fa parte di una Maison o è preferibile avere un proprio marchio?
Daniele Del Genio: Probabilmente sta succedendo che, parlo in generale, la cifra stilistica del direttore creativo non è più coerente con quella determinata azienda. Lo stile e la creatività di un direttore creativo restano comunque indiscussi, magari per qualche altro marchio saranno più giusti. Dopo Alessandro Michele ci sarà sempre qualcuno che interpreterà Gucci in modo più contemporaneo. Chiaro, solo chi riesce ad essere sempre aperto e ricettivo ai cambiamenti, solo chi riesce ad essere più flessibile e più connesso riesce a stare più al lungo. Dolce&Gabbana, per esempio, agisce diversamente: ha uno staff che si rinnova sempre e sono bravi perché così riescono sempre a cavalcare l’onda e a trovare di volta in volta stilisti che producono novità coerenti con l’identità del marchio. Karl Lagerfild ha uno stuolo di stilisti incredibile che sceglie in maniera opportuna a seconda della collezione che presenta. Armani continua a vendere ma, al contrario, lui agisce diversamente: Giorgio ha il controllo di tutto, dallo stile allo scatto fotografico.

Annalisa Colonna: …anche perché, nel caso di Armani, il marchio è 100% tutto suo. Questo può influire sicuramente nelle scelte. Non solo Gucci, ma anche Dior, Celine e Valentino sono stati ridisegnati in maniera del tutto personale, coerente alla cifra stilistica dei rispettivi direttori artistici e, allo stesso tempo, coerenti con i codici di bellezza delle rispettive Maison. Pensi sia un esempio da seguire per affrontare il mercato di oggi? Quale è il tuo approccio?
Daniele Del Genio: Con Calceviva facciamo consulenza di design, di volta in volta forniamo ai clienti nuovi proposte di moda. Avendo questa capacità interna, abbiamo creato di conseguenza il nostro brand Rossorame. Riuscire a rimanersi in piedi è una scommessa, è una gara per stare sul mercato. Il mio contributo è nella scelta degli accessori, dei tessuti e poi ho il ruolo di commerciale e di coordinatore. Bruno è il designer di Rossorame, ma non c’è suddivisione netta dei compiti, solo così avviene la crescita. Il processo si arricchisce uno dell’altro. Quando prepariamo le collezioni, non c’è alcun compromesso, ma una sintesi tra esigenze diverse. Alle volte si vede quando le cose sono un po’ forzate. La coerenza nelle collezioni è anche coerenza rispetto a noi stessi, a quello che siamo e possiamo fare.

Daniele del Genio alla conferenza Un mare di bellezza

DESIGN & MADE IN PUGLIA.

Annalisa Colonna: Ho lavorato tanti anni fa presso un ufficio stilistico a Firenze, era la mia prima esperienza nel settore e servivamo società estere e, per mia sorpresa, anche una pugliese perché non possedeva ancora un proprio ufficio stile interno. E mi chiedevo, con tutte quei professionisti, non sarebbe possibile, oltre al Made in Puglia, anche un Design in Puglia? Credo possiate essere un bell’esempio da seguire.
Daniele Del Genio: Noi abbiamo iniziando da zero attivando un bando e ci siamo anche autofinanziati. Dal 2005 ad oggi sono cambiate tante cose, non è stato semplice, ma facendo leva con le nostre capacità e aggregandoci con altre imprese, siamo riusciti a crescere. Facciamo progettazione, prototipia e piccoli lotti di produzione, proporzionalmente alla nostra realtà.

Annalisa Colonna: Allo stato attuale, sono a conoscenza diretta di una generale richiesta di manodopera italiana (meridionale e pugliese soprattutto) da parte delle aziende estere o provenienti da altre parti d’Italia. Tra i settori più importanti in Puglia c’è proprio il tessile e l’abbigliamento con quasi 5.500 imprese e più di 48.000 impiegati. Il livello qualitativo della produzione è decisamente medio-alto. Questa produzione è fortemente radicata nel territorio, nata di generazione in generazione, quindi locale e non straniera, gestita a livello familiare. Purtroppo, qui il luxury, di fatto, non comprende la parola innovazione.

Sono pienamente d’accordo con la designer Bianca Maria Gervasio quando afferma che in alcune aziende e laboratori del Sud capita spesso che non venga compresa la figura dello stilista, con conseguente confusione dei ruoli e di prodotto privo di identità. Anche con il sarto imprenditore Angelo Inglese abbiamo dedotto che, soprattutto al Sud, sembra ci sia un vero e proprio gap generazionale e soprattutto culturale tra risorse ed imprenditori. Riesci a spiegare come si stanno comportando le piccole e medie realtà manifatturiere del Sud? Ti senti di consigliare loro qualcosa?
Daniele Del Genio: Il discorso più importante allo stato attuale per una azienda è organizzare le risorse a disposizione e riuscire a trovare il modo di collaborare con le altre aziende, con altri produttori, fornitori e con altri stilisti. Bisogna trovare diversi modi di collaborare con le figure esterne e fare meno lavori individualisti. Sbloccare quindi quello che è stato sempre un difetto di noi italiani e dividersi i compiti. Spesso infatti si valuta la collaborazione in maniera molto spicciola e solo quando urgente, senza comprendere che il supporto potrebbe essere più importante e totalitario. Non è facile mettersi insieme, ma è una strada estremamente consigliata per arrivare a mete più alte e più importanti.


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